Non sto solo “dando una mano”, sto incontrando le storie di tante persone

Quando sono andato in pensione non pensavo che fare volontariato in Caritas mi avrebbe insegnato qualcosa, pensavo di dare semplicemente una mano. La prima sera ero più in difficoltà io delle persone che accoglievamo. Non sapevo cosa dire, mi sentivo fuori posto, non capace di gestire la situazione. Poi qualcuno mi ha sorriso e mi ha chiesto semplicemente “come ti chiami?” e da lì è cominciato tutto.

Oggi quando entro in dormitorio so che non sto solo “dando una mano”, sto entrando in uno spazio dove incontrare le storie di tante persone, spesso sono storie difficili, ma mai senza valore. C’è chi arriva in silenzio, chi ha bisogno di parlare, chi semplicemente vuole essere visto. E a volte basta poco: un saluto, una coperta, un ascolto senza fretta. Ho capito che non servono grandi gesti, serve esserci con rispetto e discrezione. Ogni sera è diversa, ci sono momenti faticosi e piccoli segni che restano: una persona che ti riconosce, un grazie sussurrato, uno sguardo che cambia. E capisci che quel posto, quel letto, è molto più di ciò che sembra: è un punto da cui ripartire, un posto in cui costruire relazioni, restituire dignità, riaccendere una possibilità.

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